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Ucraina vs Russia: la prima guerra virale raccontata su TikTok

di Valeria Mucerino

Il conflitto nel cuore dell’Europa documentato e narrato in tempo reale dagli adolescenti della generazione Z

C’è un motivo se quella tra Russia e Ucraina viene definita la guerra più social di sempre, e non ha nulla a che fare con la nascita dei social media. Non sono di certo nati ieri. Ma allora perché questa è la guerra più social di sempre, cosa è cambiato? Sono cambiati i narratori, è cambiato il punto di vista. Sui social, per la prima volta, una parte della narrazione è affidata agli adolescenti e ai giovani abituati ad usare TikTok, piattaforma di proprietà dell’azienda cinese ByteDance che conta oltre un miliardo di utenti attivi. I video diventano virali alla velocità della luce e mostrano l’arredamento dei rifugi antiaerei seguendo i canoni estetici spensierati della app più popolare tra gli adolescenti di mezzo mondo, con tanto di musica, effetti, filtri e meme. A voler fare un paragone con testimonianze del passato, verrebbe da dire che stiamo assistendo ad un “diario” diretto e girato della generazione Z, non certamente un masterpièce della letteratura del Novecento, ma un racconto per immagini video con uno stile ed uno storytelling non usuali in tempi di guerra.

Per comprendere la portata dello strumento è emblematico un episodio rilanciato dalla testata americana CBS News accaduto al presidente ucraino. In visita in un ospedale di Kiev, Volodymyr Zelensky ha appreso di essere diventato una star di TikTok da una giovane di sedici anni ricoverata in reparto: “Presidente, tutti ti supportano su TikTok”, ha detto la ragazza. E Zelensky, dopo aver saputo della sua celebrità sulla piattaforma social, ha chiesto: “Quindi abbiamo occupato TikTok?”. In effetti sì, l’invasione dell’Ucraina è stata per l’appunto definita la prima guerra raccontata su TikTok. La definizione farà storcere il naso a chi associa l’app alle challenge di ballo o a scenette con sincronizzazioni labiali, ma si deve considerare che in tempi di guerra sono sotto gli occhi di tutti le enormi potenzialità comunicative del mezzo, non più da sottovalutare ma da prendere decisamente sul serio. Anche perché non si tratta più esclusivamente di adolescenti, il timbro di approvazione sullo strumento lo ha apposto anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che proprio agli influencer di TikTok affida una parte di diffusione dell’informazione: ora, sul conflitto e su come gli Usa lo stanno affrontando, e prima, nei mesi di pandemia, come megafono nella campagna di vaccinazione anti Covid. D’altronde, nell’era digitale, TikTok fa da perfetta cassa di risonanza per rilanciare video verticali in loop, lunghi non più di 60 secondi che rimbalzano da Pechino a New York, come da Frosinone a Riga in un battito di ciglia. Da sottolineare, tuttavia, che il social made in China, non ha avuto un ruolo solo nella comunicazione della “resistenza” Ucraina. Nei giorni immediatamente successivi all’inizio del conflitto, tra il 24 e il 28 febbraio, su TikTok molti influencer popolari in Russia sono stati utilizzati dal Cremlino come strumento di propaganda per diffondere un messaggio indirizzato proprio alla popolazione più giovane:

“Ragazzi penso che tutti vi siate accorti come i social network siano diventati veicolo di una guerra di informazione. Gli utenti sono diventati fonte di disinformazione e provocazione. Non siate vittima di tutto questo. La verità è che il nostro popolo nel Donbass è vittima di attacchi da otto anni. Muoiono non solo i civili, ma anche tantissimi bambini. Molte persone non capiscono cosa significhi perdere il proprio bambino. Immaginatevi di avere al vostro fianco il vostro bambino, e all’improvviso non averlo più per sempre. Non si può augurare una cosa simile. Fa molta paura, non riesco nemmeno a immaginarlo. Penso che bisogna porre fine a tutto questo. La Russia non vuole la guerra, viviamo in pace”.

Un testo che, come riporta la rivista Wired, sembra “dettato” da qualcuno e che non ha prodotto i risultati sperati tra i giovani russi, e non solo. Dalla prima settimana di marzo, infatti, la piattaforma di ByteDance ha deciso di bloccare la distribuzione di nuovi contenuti in Russia a causa della legge sull’informazione varata da Mosca che prevede multe e pene detentive pesanti per chi diffonde notizie sulle attività militari ritenute false dalle autorità.

 

 

 

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